lunedĂŹ, 27 luglio 2009
Come una disintossicazione malriuscita. Si ritorna sempre nel giro di prima: vale per lâamore cosĂŹ come per il cibo, cosĂŹ come per ogni cattiva abitudine.
Ieri notte L. mi girava attorno con lâaria da penitente e mi sussurrava allâorecchio che mi voleva rapire anche solo per mezzâora. Apparso. Scomparso subito dopo il mio primo rifiuto. Avevo promesso che non ci sarei ricascata.
S. era ormai tornata a casa a dormire, lasciandomi in consolle ad ammirare le prodezze vinilistiche di Fabrizio.
L. si è materializzato davanti a me in unâapparizione paragonabile solo a quella della Madonna.
Vieni con me.
Ho girato la testa dalla parte opposta. Mi ha fatto una linguaccia, al solito. Sapevo di essere osservata, sapevo soprattutto che avevo fatto un patto con me stessa e con chi mi vuole bene.
Sapevo anche, però, che avevo voglia di sentirlo sospirare di piacere e sentire che il tutto dipendeva da me.
Vieni con me
Scompare nel buio, scendendo i primi gradini delle scale del suo ufficio. Chiude il cancello e nellâoscuritĂ inframmezzata dalle luci strobo riesco a distinguere i suoi occhi.
No, mi dico. NO.
Lascio che scenda le scale, torno verso la pista.
Poi non so come mi trovo ad afferrare la maniglia e spingere il cancello di ferro. Il buttafuori fa in tempo a vedermi scomparire giĂš dalle scale, urla âEHI!â ma è giĂ troppo tardi. Non mi ha riconosciuta. Perfortuna.
Credo di non aver mai scopato con rabbia cosĂŹ come ho fatto ieri.
Rabbia e piacere rabbia e piacere piacere piacere. Un doppio godimento e un castigo per lui, pensavo. Un vaffanculo soffocato in un orgasmo.
Mi sono sentita, per la prima volta forse, una stronzissima puttana.
Risalendo le scale dal suo âufficioâ alla sala grande del Kursaal mi sono vergognata di me stessa, lo sguardo del buttafuori misto tra il disprezzo e la pena appena ha capito chi ero.
Lo rifarei domani.