Avrete pensato di tutto: che fossi morta, squartata o deportata in qualche collegio superblindato tipo lager…
Nulla di tutto ciò, ma la situazione è comunque molto molto critica: mio papà non è più come una volta, il nostro rapporto è cambiato moltissimo…non si fida, vuole sempre sapere con chi sono e dove, ha paura che io possa tornare con Michele…
Mia mamma, dal canto suo, non ne sa nulla e spero non lo verrà mai a sapere.
Nonostante tutto io non ho ancora perso il mio buonumore, la mia allegria spensierata, il mio sorriso…continuo a lottare lo stesso, tentando di ritagliarmi i miei angoletti di libertà.
E’ ormai passato più di un mese dal fattaccio sottocitato, ed è successo l’inimmaginabile…e direi che ho il dirittodovere di scriverlo.
Allora..da dove comincio? Bene…il 12 luglio sono partita per il mare. Un giorno prima (cioè…l’11 sera) sono andata a salutare Michi, e tutto mi è sembrato tornare indietro all’anno scorso. In quella stessa ditta, le stesse persone, la mia bici e il mio viso che spunta dalla colonna, quella dove mi nascondevo l’anno scorso. Per quella che doveva essere l’ultima volta, le sue braccia si sono strette intorno alle mie spalle e io non ho avuto il coraggio di dirgli nulla. C’era poco tempo, troppa tensione, mio papà mi aveva già chiamato per chiedermi dov’ero e io non volevo troncare tutto…così ho taciuto e gli ho promesso che ci saremmo sentiti tutti le sere mentre ero al mare…
(continua la prossima volta perché è fin troppo lunga la cosa….e non voglio annoiare nessuno…)